Girls Code it Better: 500 ragazze tech protagoniste nel Mese delle STEM

Dal libro/diario digitale al riciclo creativo, dal sito web per combattere il bullismo al game per imparare le regole a scuola: nel mese delle STEM saranno presentati i progetti delle 500 studentesse di 24 scuole medie che hanno partecipato al progetto promosso a MAW  – Men at Work per scoprire le tecnologie informatiche e le tecnologie dei maker.

Con l’8 marzo è partito Le studentesse vogliono “contare”! Il mese delle STEM, iniziativa promossa dal MIUR in collaborazione con il dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio per promuovere l’innovazione e la scienza nelle scuole, al di là degli stereotipi di genere che ancora oggi pesano in particolare sulle scelte di studio delle ragazze.

E’ necessario abbattere questi stereotipi e la più utile arma a disposizione è fare in modo che le ragazze e le loro famiglie possano mettersi alla prova senza timore, mettendo mano a computer e stampante 3D per scoprire che la tecnologia è “cosa da ragazze”, uno strumento potentissimo per sviluppare la propria creatività e immaginare il proprio futuro.

Per questo Girls Code it Better, iniziativa promossa da MAW – Men at Work nelle scuole medie di tutta Italia, partecipa al mese delle STEM ed è stata selezionata fra le iniziative per il portale dedicato www.noisiamopari.it.  Durante il mese delle STEM, fra marzo e aprile, si terranno le presentazioni pubbliche dei progetti realizzati dalle studentesse che hanno partecipato all’edizione 2015/2016 di questa iniziativa: sono ben 500 le studentesse, in 24 scuole medie, che hanno partecipato a un percorso di formazione di 45 ore di laboratorio. Sotto la guida di un docente e di un maker hanno realizzato progetti (e oggetti) legati alla realtà in cui esse vivono e al loro territorio.

La presentazione è un momento importante che nasce con il giusto obiettivo di valorizzare i risultati ottenuti e quanto appreso, dimostrando a chi ancora abbia dei dubbi al riguardo che il genere di appartenenza non è certo un ostacolo quando si tratta di utilizzare la tecnologia, e soprattutto con l’obiettivo di “contagiare” più ragazze e ragazzi possibile.

Girls Code it Better:  500 ragazze tech protagoniste nel Mese delle STEM

Alcuni esempi?

  • Le ragazze della scuola secondaria di primo grado Paolo Bagnoli, di San Pietro in Casale (BO), hanno realizzato un progetto per sensibilizzare gli studenti sul tema del rispetto; è stata creato un personaggio, stampato in 3D, che sarà una “mascotte” della scuola e sarà protagonista di altre iniziative
  • All’Istituto Comprensivo Scarperia san Piero a Sieve stanno lavorando su un progetto legato al loro al territorio, in cui è forte la tradizione della coltelleria artigianale:  una tradizione che vogliono rilanciare attraverso la cultura dell’artigianato digitale, realizzando prodotti innovativi.
  • All’Istituto Comprensivo di Fiorenzuola d’Arda le studentesse hanno scelto di realizzare un progetto di riciclo creativo, orientato alla vendita di prodotti creati a partire da materiali riciclati utilizzando tecnologie quali la stampa 3D…
  • Le ragazze dell’Istituto Comprensivo Bruno Munari di Milano hanno creato un gioco online per imparare giocando le regole di comportamento a scuola…

In tutte le scuole partecipanti, MAW ha messo a disposizione le risorse per i corsi e la formazione per docenti e maker, che seguono le ragazze coinvolte nel progetto utilizzando il metodo didattico Lepida Scuola.

MAW è una agenzia per il lavoro e incontriamo quotidianamente aziende che ci chiedono di aiutarle a trovare lavoratori con competenze tecniche e scientifiche: se c’è questa difficoltà, soprattutto nell’area informatica, è anche perché manca ancora troppo l’apporto della metà femminile del potenziale bacino di futuri professionisti” spiega Costanza Turrini, responsabile del progetto Girls Code it Better per MAW.

Noi li aiutiamo, ma parliamo loro anche di Girls Code it Better perché vogliamo trasformarlo in un fenomeno nazionale, senza dovere lasciar fuori studentesse perché le nostre risorse non bastano.  E’ difficile far capire che è necessario investire su ragazzine di 12 anni per sperare di ritrovarle a 19 anni o più al colloquio di lavoro: ma è l’unica strada possibile se vogliamo chiudere lo skills gap nelle professioni tecnologiche e scientifiche, e fare in modo che tra qualche anno  non sia più necessario pensare di dedicare iniziative a convincere i giovani che il talento è di tutti a prescindere dal genere”.