I primi quattro mesi di Freestyle Pc for Kids

29 aprile 2015.

Sembrava una mattinata come tante altre. Alle 9 alzo la saracinesca del mio negozio, rispondo alle prime mail, organizzo la giornata, entrano i primi clienti, fisso le assistenze tecniche da portare a termine durante la pausa pranzo, contatto i fornitori. Normale routine.

La prima ora vola. Alle 10.30 suona il telefono: una signora chiama e chiede informazioni sulla chiavetta Freestyle Pc for Kids. Non mi dice dove abita, non mi dice nemmeno dove ha letto di questo progetto perché di questo si tratta, quando hai lanciato un prodotto da soli sette giorni e non sai ancora che direzione prenderà.

“Avrà visto per sbaglio il nuovo sito” penso tra me e me, riagganciando. La chiavetta Freestyle Pc for Kids era disponibile da poco più di un mese e la stavo vendendo principalmente nel mio negozio di informatica, a Paderno Dugnano, in provincia di Milano. Avevo creato un sito per venderla anche online, in tutta Italia, ma non era ancora stata progettata una strategia per farlo conoscere. Tutto era completamente nuovo.

“Ste, ci sono dieci ordini per le chiavette” arriva la voce di mia moglie dall’ufficio di fianco.

“Ora guardo. Ci deve essere uno sbaglio.”

Apro l’account mail di Freestyle Pc for Kids e vedo che quei dieci ordini sono arrivati nel giro dell’ultima mezz’ora. Dieci persone, da Nord a Sud, avevano ordinato la chiavetta. Numeri piccolissimi, chiaro, ma a me, in quel momento, suonavano strani.

Perché erano arrivati quegli ordini in così poco tempo? Il sito non era ancora stato diffuso e le poche persone che sapevano dell’esistenza di questa chiavetta abitavano in questo paese in provincia di Milano (o si dividevano tra familiari e amici).

All’improvviso un messaggio. “Ragazzi, grandi, siete in prima sul Corriere“.

I primi quattro mesi di Freestyle Pc for Kids

Ho impiegato qualche istante per realizzare. Apro la prima pagina di Corriere.it e trovo la foto della nostra chiavetta, in un articolo scritto dalla giornalista Giulia Cimpanelli (grazie, Giulia!).

Iniziano ad arrivare decine di ordini, non tardano le prime telefonate di persone che vogliono piccoli chiarimenti e noi – io e mia moglie – siamo divisi tra l’entusiasmo, l’adrenalina e il panico. Panico perché, lo dico sinceramente, non eravamo pronti a gestire la mole di ordini che era arrivata.

Lo ammetto, non avevamo nemmeno tutte le chiavette pronte in magazzino e abbiamo dovuto mobilitare familiari e amici per darci una mano a smaltire tutti gli ordini arrivati, entro il giorno successivo. Perché se prometti una cosa a un cliente, soprattutto se è uno dei primi, deve essere quella. E così, alle 4 di notte, dopo una pausa di mezz’ora per cenare, abbiamo chiuso la saracinesca. Il giorno dopo si è ripetuta la stessa dinamica. E alle 3 e mezza di notte la luce del magazzino era ancora accesa.

Cominciavo a capire che questo progetto riusciva a toccare qualche corda e poteva rispondere a un’esigenza concreta. E intanto, dopo qualche giorno, iniziavano ad arrivare i primi feedback da parte degli utenti. Sarò banale, ma sentirsi dire: “Hai creato qualcosa di utile” è la spinta maggiore per andare avanti con forza in qualcosa. Perché di questo parliamo, quando parliamo di beneficio. Parliamo di essere utili, di dare un contributo. Senza pensare di salvare il mondo o cose simili.

Trascorrono i giorni, arrivano le chiamate dai primi potenziali investitori, dal Ministero dell’Istruzione, da potenziali distributori, da aziende che vogliono collaborare e da una grande impresa che propone di “acquisire” direttamente il progetto. “Come vedi il futuro di questa azienda?”, “Quali saranno i numeri tra un anno?”, “Quale investimento ci vorrebbe secondo te per arrivare a questi obiettivi?“: le domande si rincorrevano, ma la verità è che né io né moglie avevamo un business plan, una strategia e un’idea dell’investimento da fare per lanciare seriamente il progetto. Nessuno di noi due si aspettava questa crescita, in così poco tempo, e nessuno dei due era davvero pronto ad affrontarla con reale consapevolezza. Tutti e due, in realtà, avevamo la nostra attività principale a cui dedicavamo gran parte del nostro tempo, io come tecnico informatico e lei come consulente in comunicazione. E Freestyle Pc for Kids, all’inizio, doveva solo essere un progetto da affiancare agli altri attivi con il mio negozio. In pochi giorni, invece, abbiamo capito che non poteva essere così e dovevamo fare delle scelte.

La verità è che quando hai 26 anni e sei alla tua prima esperienza imprenditoriale e il tuo obiettivo è formarti, crescere e creare qualcosa di solido per dare e restituire veramente valore, devi fare qualsiasi sforzo per rimanere lucido, per essere razionale e per saper dire anche di “no” a investimenti che non sapresti gestire nel modo migliore. Perché se ricevi 300-400mila euro di investimento ma non hai mai avuto a che fare con cifre simili e non hai qualcuno nel team in grado di gestire questi numeri, allora rischi di crollare e di sprecare tutto. Sono, siamo dell’idea, che dobbiamo pensare prima di tutto a lavorare sodo per realizzare un’azienda solida, capace di camminare sulle proprie gambe (anche nei momenti in cui non ci sono molte risorse da investire), imparare a “fare gli imprenditori” e solo dopo, allora, valutare certe operazioni.

Ed è per questo che abbiamo scelto di continuare – per il momento – con le nostre forze, anche se vuol dire lavorare fino alle 2 di notte, non avere domeniche, rimandare le vacanze, chiamare personalmente i clienti che chiedono assistenza, senza delegare a società esterne, “impacchettare” direttamente qui in magazzino le chiavette (e se serve preparare anche delle confezioni regalo), andare in Posta ogni mattina a spedire gli ordini. 

Voglio, vogliamo, avere tutto sotto controllo in questa fase iniziale dell’azienda. Vogliamo parlare con i singoli clienti, ascoltare le loro impressioni. Anche quando ci chiamano di domenica, all’ora di pranzo, oppure dopo cena. Ci serve per capire in che direzione possiamo andare, quali sono gli aspetti su cui lavorare di più, quali sono gli elementi da migliorare.

Non sarà sempre così – ci auguriamo – e speriamo che tra qualche anno avremo un distributore, un ufficio tecnico dedicato all’assistenza, e altre figure professionali che si occupano di ogni aspetto, ma in questo momento è inevitabile andare avanti in questo modo. E speriamo che questa scelta sia apprezzata anche da tutti i nostri utenti.

Oggi siamo a distanza di quattro mesi dal lancio di Freestyle Pc for Kids, e contiamo circa duemila ordini ricevuti (senza prendere in considerazione le vendite in negozio, da Freestyle Pc, e gli accordi con i rivenditori), con altri due progetti che partiranno in autunno, sempre legati alle chiavette.

Numeri ancora piccoli, ma stiamo crescendo. A presto per altre importanti novità 🙂